Questo mese l’arca del mistero naviga verso una delle isole più periferiche dell’arcipelago per far conoscere una leggenda che sottintende una visione della realtà diversa da tutte le altre isole.

Al nord dell’isola di Fuerteventura si trova una montagna alta appena 400 metri chiamata Tindaya.

Fin dai tempi antichi gli aborigeni consideravano questa montagna come sacra e la prova è costituita da più di 300 figure incise nella pietra sparse sui fianchi di tutto il monte.

Anche dopo la conquista dell’isola da parte degli spagnoli questo luogo è stato sempre considerato come speciale e magico dovuto a strane luci che apparivano dal nulla durante la notte sulla cima della montagna e che gli abitanti dei paesini circostanti consideravano come le luci delle streghe che vivevano all’interno della montagna.

Diversamente dal resto dell’arcipelago e dalle credenze europee, gli abitanti di Fuerteventura consideravano le streghe come esseri antropomorfi con forme femminili, ma facenti parte di una specie diversa da quella umana. Queste creature erano simili a demoni, elfi o gnomi e, pur condividendo la realtà umana durante la notte, durante il giorno si rifugiavano all’interno della montagna per proteggersi dal sole che le avrebbe fatte svanire per sempre.

Secondo queste leggende le streghe durante la notte entravano nella nostra realtà con l’intenzione di rubare le anime degli umani ed avevano una speciale predilezione per le anime pure come quelle dei neonati e degli ingenui.


Dai racconti sembrerebbe che dopo aver rapito le loro vittime le portavano sulla cima del monte e in una zona chiamata il “Bailadero” le sacrificavano catturando poi la loro anima.

Secondo la leggenda quando il sole era prossimo a salire e le streghe erano ancora nel paese, l’unico modo di ripararsi dalla luce mortifera era quella rifugiarsi nella casa situata nella zona più alta del paese.

Questa casa fu costruita utilizzando come materiale di costruzione pietre della montagna stessa cementate con argilla presente ai piedi della stessa.

Il giorno che il proprietario e costruttore della casa terminò la sua opera, durante la notte una giovane donna bussò alla porta chiedendo ospitalità.

Dopo una lunga conversazione l’invitata spiega al giovane che il miglior luogo da dove potrebbe vedere la bellezza della casa sarebbe stato da un promontorio sufficientemente alto per apprezzare la costruzione dalla stessa altezza e situato nella parte opposta del paese.

Il giorno seguente il malcapitato sale al promontorio nel tardo pomeriggio per apprezzare la visione della casa mentre scende il sole come gli aveva spiegato la giovane ospite il giorno prima.

Appena il sole si ritira appare dal nulla la giovane accompagnata da altre ragazze e con un solo colpo spingono il costruttore facendolo cadere lungo la scarpata cosicché morisse.

Da quel momento la casa si è convertita nel rifugio delle streghe e nonostante siano passati ormai anni da quel tragico giorno la casa continua ad essere in buone condizioni nonostante nessuno le abbia dato un mantenimento.

Se qualche lettore avesse al possibilità di salire fino alla cima del monte Tindaya probabilmente arrivato nella zona del bailadero verrà avvolto da vari venti provenienti da diverse direzioni.

La leggenda narra che queste strane folate di vento sono in realtà le anime catturate dalle streghe ed obbligate a vegliare la zona cerimoniale di queste potenti creature.

Loris Scroffernecher