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    Mediterraneo, il premio Oscar

    Questa cronaca è dedicata agli italiani che hanno lasciato l’Italia per vivere alle Isole Canarie.

    Questo film “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores ha vinto il premio Oscar come il miglior film straniero nel 1992; è una storia di fratellanza, amore e amicizia tra italiani e greci durante la Seconda Guerra Mondiale.

    È uno sballo di emozioni, per la sua storia e per i suoi credibili personaggi, anche per la bellissima colonna sonora; racconta  la vita di un gruppo di soldati italiani nell’isoletta greca di Kastellorizo.

    Loro arrivano in giugno 1941 in nave con la missione di sorvegliare le imbarcazioni nemiche e difendere l’isola in caso di attacco.

    Questo sbando di otto richiamati è sotto il comando del tenentino Raffaele Montini, con il cinico sergente Nicola Lorusso, la truppa non potrebbe essere più peggiore per la guerra.

    All’isola il villaggio sembra abbandonato dopo la cruenta occupazione tedesca, questo luogo è abitato soltanto da donne, bambini, vecchi e un prete ortodosso.

    Poi i soldati scopriranno che i greci stavano nascosti sulle montagne; dopo aver capito che quegli italiani non sono pericolosi la vita può continuare normale, certo che siamo in tempo di guerra.


    Con la radio rotta e senza comunicazione con il loro comando, gli italiani sono rimasti lì per tre anni, senza sapere che Mussolini era caduto e la guerra per gli italiani era finita.

    Tutto in una convivenza pacifica e amichevole tra la truppa e la popolazione, giocando una partita di calcio con gli isolani, il tenente Montini facendo il restauro degli affreschi della chiesa, il romantico attendente Farina sposando Vassilissa la prostituta dell’isola, il suo primo amore.

    Dopo tre anni arriva il momento di tornare in patria, Lorusso per convincere Farina, nascosto in un barile di olive, a tornare con il plotone, gli disse che era un buon tempo per cominciare da zero a costruire una nuova Italia dopoguerra.

    I soldati che lottavano all’estero tornavano volentieri in Italia, avevano lasciato la loro famiglia, molti erano contadini senza esperienza nel combattere.

    In questa truppa invece, l’unico che aveva l’esperienza di guerra è Lorusso, ha guadagnato il grado di sergente maggiore nella campagna d’Africa.

    Quindi la truppa di Lorusso torna a malincuore nell’Italia.

    La scena finale ha tutta la poesia e la saggezza di questi vecchi compagni di vita, possiamo dire che questa benedetta isola fu una vera scuola per i tre militari, allora uniti per una meravigliosa amicizia.

    Farina vedovo della sua amata Vassilissa, il disertore che non è tornato in Italia.   

    Il sergente Lorusso che deluso lo racconta: “Volevamo cambiare l’Italia e non siamo riusciti a cambiare niente… allora gli ho detto: avete vinto voi ma almeno non riuscirete a considerarmi vostro complice.

    Così gli ho detto… e sono venuto qui”.

    Credo che per Lorusso la vita nell’isola fu la sua redenzione da cinico a scopritore dell’amicizia.

    E anche il tenente Montini invitato da Farina rimanendo con loro nel ristorante da Vassilissa, tutti tagliando melanzane; sembrano i tre moschettieri.

    Questo capolavoro è il trionfo dell’amicizia e i sentimenti sulla guerra, così il film finisce con questa didascalia: “Dedicato a tutti quelli che stanno scappando”.

    Lo sapete che ci sono le case bioclimatiche ITER a Tenerife?

    Nella prossima puntata andiamo a parlare di questo.

    Arch. Roberto Steneri

     

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