La dichiarazione di Patrimonio Mondiale per Risco Caído e Montañas Sagradas di Gran Canaria contrasta con il disinteresse delle istituzioni per il patrimonio aborigeno di Tenerife.

Foto di Cristiano Collina

La recente dichiarazione di Patrimonio Mondiale concessa dall’UNESCO al paesaggio culturale di Risco Caído e Montañas Sagradas di Gran Canaria segna un prima e un dopo per tutto l’Arcipelago per quanto riguarda la conservazione, la cura e la diffusione dell’eredità degli antichi isolani.

Il 7 luglio 2019 è una data storica per le Isole Canarie, poiché per la prima volta la cultura delle antiche Canarie riceve un riconoscimento mondiale con una dichiarazione istituzionale di enorme prestigio.

Questo riconoscimento internazionale, frutto di un grande e pluriennale lavoro del Cabildo di Gran Canaria, contrasta con la situazione dell’isola di Tenerife, dove l’eredità aborigena subisce decenni di incuria e abbandono istituzionale.

Certamente Tenerife ha un debito eccezionale nei confronti del suo patrimonio aborigeno che è stato ampiamente dimenticato dalle istituzioni pubbliche negli ultimi decenni, nonostante abbia coinciso con un lungo periodo di governi locali, insulari e regionali di ideologia nazionalista.

A differenza di altre isole dell’Arcipelago, Tenerife non dispone attualmente di un solo parco archeologico aperto al pubblico o di un centro di studio e diffusione della cultura aborigena.


Luoghi che sarebbero di indubbio interesse come attrazione turistica e culturale e come elemento di rivalutazione dell’offerta di svago, sia per i residenti che per le migliaia di visitatori che ogni anno arrivano sull’isola.

Il grande esempio dell’Arcipelago, oggi è Gran Canaria, il cui Cabildo, che oltre alla pietra miliare della storica dichiarazione dell’UNESCO per il paesaggio culturale di Risco Caído y las Montañas Sagradas ha progettato un’intera rete di spazi archeologici in tutta l’isola.

Questa rete comprende lo straordinario museo della Grotta Dipinta, il centro di interpretazione della gola di Guayadeque, il Cenobio de Valerón, il parco archeologico di Maipés, la zona archeologica di Cañada de los Gatos, la necropoli di Artenara e il centro di interpretazione di Roque de Bentayga.

Tutto questo dà un’idea dell’immenso valore del patrimonio aborigeno di Gran Canaria e, soprattutto, del livello di consapevolezza e coinvolgimento dei governatori di Gran Canaria in questa materia.

In altre Isole ci sono anche centri di grande importanza, come i parchi archeologici di La Zarza, Belmaco e El Tendal, a La Palma, i centri di interpretazione di Poblado de La Atalayita e Cueva del Llano, a Fuerteventura e a El Hierro si possono anche fare visite guidate ai petroglifi di El Julan.

Il disinteresse istituzionale di Tenerife per la valorizzazione del patrimonio archeologico è particolarmente significativo, poiché su 68 siti archeologici dichiarati di interesse culturale (BIC) dell’Arcipelago, 26 sono presenti in quest’isola; quasi la metà.

Nonostante questo grande patrimonio, sull’isola di Tenerife non esiste attualmente un solo parco archeologico aperto al pubblico come centro di studio e diffusione della cultura aborigena.

In tutte le Isole Canarie esistono circa 2.000 siti archeologici, di diversa presenza e dimensione.

Sembrerebbe questa negligenza ufficiale per l’eredità Guanche a Tenerife stia per finire.

Oltre ad alcuni progetti in preparazione, come il centro di interpretazione della gola Agua de Dios a Tegueste, spiccano soprattutto il recente annuncio del Governo delle Canarie e del Cabildo di Tenerife della creazione di un museo nella Cueva de Bencomo, nella Valle de La Orotava, il luogo tradizionalmente abitato dal penultimo re di Taoro.

Lo scavo archeologico di questa grotta, dichiarata BIC dal 1986, è già molto avanzato e la Direzione Generale del Patrimonio Storico del Governo delle Isole Canarie è certa che questo luogo emblematico diventerà nel 2020 il primo museo dell’isola di Tenerife.

Associato alle vicine strutture del Mirador de Humboldt, nella Cuesta de la Villa, rappresenterà una risorsa culturale e turistica di estrema importanza.

Claudia Di Tomassi