Il piano del Gobierno per supportare circa 82.000 bambini in stato di grave indigenza

Le famiglie povere della Spagna potranno ricevere fino a 588 euro per figlio a carico, questo è quanto ha stabilito il Gobierno a partire dal primo aprile, quando la sezione cui fa parte il provvedimento entrerà in vigore come Legge di Misure Urgenti di Tutela Sociale, approvata a sua volta lo scorso 8 marzo dal Consiglio dei Ministri.

In particolare verranno aumentati gli aiuti da 291 a 341 euro per i figli a carico senza disabilità, appartenenti a nuclei famigliari il cui reddito è inferiore al 50% di quello considerato soglia della povertà, e fino a 588 euro per figlio in caso l’indigenza sia superiore.

Come specificato nel testo del Real Decreto pubblicato sul BOE, il finanziamento sarà erogato attraverso la Seguridad Social di ogni territorio.

L’aiuto alle famiglie povere rientra nella serie di misure che l’Alto Commissario per la Povertà Infantile del Gobierno ha proposto al fine di sconfiggere fenomeni di grave degrado in tutta la Spagna; stando ai dati dell’INE infatti nel 2017 il 31% dei bambini sotto ai 16 anni si è trovato a rischio di povertà o esclusione sociale (indicatore AROPE), per un totale di 2 milioni di soggetti.

Ma non solo, 630mila bambini in Spagna vivono in famiglie che versano in gravi condizioni di indigenza, con redditi ben al di sotto del 25% del reddito medio.


Il profilo di queste famiglie sarebbe relativo a nuclei con 2 adulti e 2 bambini che vivono con meno di 7.000 euro all’anno o meno di 600 euro al mese.

Il Gobierno calcola che con 588 euro si potrebbe far uscire da questa situazione di grave povertà almeno 82.000 bambini, ovvero l’11,7% del totale.

Pau Marí-Klose, Altro Commissario, avrebbe presentato durante una conferenza stampa i bilanci generali dello Stato per il 2019, precisando che la situazione delle famiglie povere con figli a carico nel Paese è piuttosto anomala, dato il peculiare sviluppo economico e sociale della Spagna.

Si tratterebbe quindi di una situazione strutturale provenienti dagli anni prima della crisi, benché nell’ultimo trimestre del 2018 i dati mostrino una leggera diminuzione del numero di famiglie con figli a carico che non percepisce alcun tipo di reddito; ma il numero del totale di queste famiglie povere rimane in ogni caso il doppio rispetto a quello rilevato prima dell’inizio della crisi economica del Paese.

Anche laddove uno dei due genitori lavora, il reddito ovviamente non è sufficiente a proteggere dalla situazione di grave indigenza, visto che il 7% delle famiglie che si trovano in questa precarietà hanno entrambi i genitori che lavorano.

La povertà, precisa l’Alto Commissario, si estende in modo molto trasversale e l’indice di indigenza appare molto più alto nelle famiglie monoparentali o numerose.

Marco Bortolan