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    Quella brutta faccenda dei capodogli morti nelle Canarie

    Davvero una brutta faccenda, quella dei capodogli morti negli ultimi 27 anni nelle Isole Canarie e che finirà, grazie all’intraprendenza di alcuni avvocati di Tenerife, direttamente nell’ufficio del Procuratore, affinché venga fatta luce sulle presunte dinamiche.

    L’accusa che verrà presentata dallo studio legale sarà di reato contro il Medio Ambiente da parte di ignoti, visto che alla base della morte di numerosi capodogli e del loro ritrovamento sulle spiagge dell’Arcipelago ci sono le collisioni con imbarcazioni che hanno avvicinato gli esemplari ad alta velocità.

    La decisione è scaturita dopo l’ennesimo ritrovamento di uno di questi cetacei sulla costa di Telde, a Gran Canaria; l’esemplare, di oltre 7 metri, risulta essere morto dissanguato in seguito a una ferita sulla schiena provocata, secondo gli accertamenti eseguiti, dalla chiglia di una nave.

    Ma al di là della denuncia, una serie di studi scientifici eseguiti dalla Università di La Laguna sulla mortalità dei capodogli supporterà l’impegno promosso dai legali, sottolineando che il numero degli esemplari che muoiono non vengono mai più sostituiti da nuovi nati, per una serie di ragioni imputabili all’uomo e alle sue azioni che stanno provocando una diminuzione della specie.

    Secondo le ricerche, ogni anno, nelle acque canarie, almeno 2 capodogli muoiono arenati dopo l’impatto con un’imbarcazione ad alta velocità ma, secondo alcuni scienziati, questo numero potrebbe rappresentare drammaticamente solo la punta dell’iceberg, riferendosi quindi solo agli esemplari che vengono ritrovati sulla costa (per altro triplicati rispetto all’anno passato).

    La biologa Natacha Aguilar ha precisato che la maggior minaccia alla sopravvivenza dei capodogli è rappresentata proprio dalle collisioni, che costituiscono un grave rischio anche per altri abitanti del mare, come i delfini, spesso ritrovati con drammatiche amputazioni (come quello recentemente recuperato a Benijo con la pinna dorsale tranciata di netto).

    Il problema costituisce un focus per numerose associazioni che tutelano i cetacei e il WWF ha comunicato nei giorni scorsi che tra il 2000 e il 2011, ben 25 capodogli sono stati trovati sulle coste canarie, la metà dei quali cuccioli; in particolare il corridoio tra Tenerife e Gran Canaria è la zona dell’Arcipelago con la maggior incidenza di morti da collisione.


    Lo studio legale, oltre a ricordare che il capodoglio è una specie protetta, sottolinea lo stato di enorme degrado in cui versa l’habitat canario, per effetto di un eccesso dell’attività di pesca, vera e propria causa di uno stress cronico nei cetacei che li rende incapaci di riprodursi e di nutrirsi.

    E in un’area per definizione di conservazione speciale, tutto questo è assolutamente inaccettabile, tanto che i legali non escludono una possibile denuncia per abbandono delle funzioni da parte delle autorità deputate alla sorveglianza e al controllo del territorio marino.

    Ogni reato, è stato reso noto, comporta il carcere e il divieto di esercitare la professione o di ricoprire una eventuale carica pubblica per un periodo fino a 4 anni.

    Franco Leonardi

     

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