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Vertiginoso aumento di casi di epatite A alle Canarie

La Sanità Pubblica delle Canarie informa che da gennaio 2017 a oggi sono stati registrati 229 casi di epatite A, sottolineando il preoccupante incremento rispetto ai dati relativi all’analogo periodo del 2016 in cui sono state segnalate solo 4 persone infette, arrivando a chiusura dell’anno con un totale di 22 casi.

La responsabile del servizio di epidemiologia e Prevenzione dell’Area Sanitaria Pubblica del Gobierno de Canarias, Petra Matute, ha affermato che la stragrande maggioranza delle persone affette da epatite A è di sesso maschile, circa l’85%, e di questi l’80% ha un’età compresa tra i 15 e i 49 anni, evidenziando, stando alla Matute, che il fenomeno potrebbe essere correlato alla trasmissione sessuale.

Ma quello che circola sul web imputa il vertiginoso aumento dei casi di epatite A al problema, attualissimo, delle micro alghe che hanno letteralmente invaso le coste dell’Arcipelago, eventualità prontamente esclusa dal Ministero della Salute.

Cosa c’è di vero in realtà tra aumento di scarichi fecali e microalghe e incremento della patologia?





A spiegarlo dettagliatamente è una nota apparsa a luglio sul sito ufficiale della OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’epatite A innanzitutto è una malattia infettiva acuta del fegato causata dal virus HAV, trasmesso quando una persona non infetta o non vaccinata beve o mangia qualcosa contaminato da feci infette.





La malattia è strettamente legata alla mancanza di acqua pulita, igiene ambientale e igiene personale.

A differenza dell’epatite B e C, la A non causa una malattia epatica cronica e raramente si rivela mortale ma può essere causa di sintomi debilitanti o portare a epatite fulminante per insufficienza epatica acuta, quest’ultima associata ad alta mortalità.

Il virus dell’epatite A, comune in tutto il mondo, tende a fare la sua apparizione sporadicamente, come nel caso di Shangai del 1988 che colpì ben 300.000 persone, ed è una delle cause più comuni di infezione a trasmissione alimentare che persiste nell’ambiente, sopportando i processi produttivi utilizzati comunemente per abbattere le cariche batteriche negli alimenti.

Il periodo di incubazione è di solito di circa 14-28 giorni e i sintomi possono essere da lievi e moderati a gravi, come febbre, malessere diffuso, perdita di appetito, diarrea, nausea, dolori addominali, urine di colore scuro e ittero.

La gravità della malattia e la mortalità aumenta con l’età, vale a dire che se tra i bambini la sintomatologia è piuttosto contenuta e non sempre presente, per il 70% degli adulti i sintomi sono spesso violenti e invalidanti, talvolta mortali.

Coloro che sono vaccinati non corrono in generale alcun rischio, per tutti gli altri i fattori determinanti l’infezione sono una scarsa igiene, la mancanza di acqua pulita, assunzione di droghe per via parenterale, essere a contatto un persona infetta o fare sesso con persona con infezione acuta, viaggiare in zone altamente endemiche senza immunizzazione.

Non esiste trattamento specifico, i sintomi dell’epatite A possono scemare nell’arco di diverse settimane o mesi, pertanto, sottolinea l’OMS, è bene evitare l’assunzione di farmaci come antiemetici o paracetamolo.

Si ricorre all’ospedalizzazione solo in caso di insufficienza epatica acuta e il trattamento ha per obiettivo quello di reidratare il paziente e perseguirne il benessere nutrizionale.

A questo punto l’OMS sottolinea che la propagazione di epatite A può essere evitata grazie ad adeguati sistemi di acqua potabile, un corretto smaltimento delle acque reflue, una efficace igiene personale che inizia dal lavaggio regolare delle mani.

I casi di versamento acque reflue illegali e privi dei necessari filtri sulle coste canarie e il conseguente aumento delle micro alghe, nonostante il Gobierno assicuri siano fattori ininfluenti all’incremento di epatite A nella popolazione, appaiono invece quindi molto sospetti.

Del resto, logicamente, se aumentano acque fecali in acque balneabili e da 22 casi di epatite A si arriva solo alla fine di luglio a ben 229 casi, un qualche dubbio dovrebbe sorgere.

O no?

dalla Redazione

(liberamente tradotto da articoli apparsi sul web in questi giorni)





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