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    Il settore edilizio canario fuori dalla crisi

    di Bina Binella

    Il settore edilizio canario ha vissuto una delle peggiori crisi della storia che ha visto coinvolto anche il settore del turismo, in particolare quello dell’ampliamento del numero di strutture ricettive sulle isole.

    Grazie alla fine di una moratoria durata 15 anni e che vietava l’urbanizzazione della maggior parte dei terreni disponibili, bloccando investimenti e conseguentemente occupazione, il settore edilizio canario si è ripreso con numeri che non solo attestano la fine della crisi ma che fanno ben sperare per un futuro di stabilizzazione.

    Secondo i dati della FEPECO, la federazione provinciale della costruzione, il mese di agosto 2016 è stato il mese migliore degli ultimi 10 anni in termini di concessioni di licenze per opere edilizie nella sola provincia di Santa Cruz de Tenerife, con un totale di 84 autorizzazioni, la maggior parte delle quali, curiosamente, relative a richieste di enti pubblici.

    FEPECO spiega il fenomeno con il fatto che le amministrazioni locali stanno compiendo un grande sforzo nella ristrutturazione e nella manutenzione delle opere pubbliche, assumendo così il vero ruolo dinamico dell’economia in materia di settore edilizio.

    Sforzo ormai urgente, dato il livello carente delle infrastrutture presenti e la situazione di pericolo che si prospetta riguardo l’accordo con il governo centrale che prevede un investimento pari a 293 milioni di euro per il recupero delle strade dissestate delle isole nel periodo 2017-2020.

    A causa di gravi dissidi di politica interna nazionale ancora irrisolti e del conseguente slittamento dell’approvazione del bilancio definitivo necessario alle opere, Tenerife, cui sarebbe destinato il 16,17% di tale investimento (47 milioni di euro) e Gran Canaria, cui spetterebbe il 36,44% (106 milioni di euro), rischiano di ritrovarsi nel futuro con un sistema viario peggiore di quello attuale.


    Ma non solo. Per ogni milione di euro investito, si ipotizza la creazione di 56 nuovi posti di lavoro, grazie all’effetto trascinante dell’operazione che andrebbe a toccare i settori ausiliari come i produttori e lavoratori di legno e metallo, di materiale elettrico, cemento, vernici, piastrelle.

    Ma a dispetto del congelamento momentaneo degli interventi, gli enti pubblici canari stanno compiendo sforzi di investimento reali che non solo si riflettono sulla domanda dei permessi di costruzione ma anche nell’attuazione di un piano di riabilitazione per 500 abitazioni nella sola Tenerife.

    I dati parlano chiaro: per effetto delle manovre il settore edilizio canario mostra già dati di crescita al di sopra della media nazionale (11% contro il 3%), così come tutti gli indicatori collegati.

    Si sta assistendo ad un aumento di concessione di mutui, di vendite di abitazioni, di commercio all’ingrosso di cemento, di costruzione di nuovi edifici, di appalti pubblici, di opere di ristrutturazione e di occupazione, cresciuta, nel solo settore edilizio, del 5,41%.

    Tutte le attività del settore edilizio dell’arcipelago rappresentano il 10,73% delle imprese totali, per un totale di 14.589 aziende che, nonostante l’imbarazzante paralisi del governo centrale, stanno recuperando introiti.

    E questo, inutile specificarlo, non può che influire positivamente non solo sull’economia dell’arcipelago ma anche nella formazione di nuove figure professionali, sempre più richieste nell’ottica del rilancio del settore.

    Agganciato strettamente al rilancio dell’edilizio, il settore turistico potrà recuperare a sua volta con la creazione di nuovi posti letto e, analogamente, di nuovi posti di lavoro.

    Insomma, un futuro di crescita economica non indifferente.

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