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    Considerazioni da EXPAT

    riforma_costituzionale_2016_001di Claudia Maria Sini

    Quando si mettono insieme un centinaio di persone e un paio di oratori – coordinatori, le dinamiche sono simili a quelle dei balli di gruppo.

    Si fanno quasi sempre le stesse cose.

    Entro metà riunione, si passa dalla razionalità alla passione e, fatalmente, si torna a casa con la sensazione di un niente di fatto. 

    E’ un peccato, che chi ha avuto la forza di azzerare una vita, e scriverne un’altra, perda l’occasione di ridisegnare un paese diverso.

    Si può fare solo se impara a stare insieme e dialogare senza avventarsi gli uni sugli altri.

    Senza disperdere energie solo per sfogarsi.


    Su tutto, vorrei lanciare una proposta di massima, un’idea-base, per provare ad essere comunità, in questo angolino di mondo, unire le forze in modo costruttivo, col fine ultimo di ottenere risultati concreti, essere un pochino felici. Perché fare tutta questa strada altrimenti?

    Dobbiamo superare le divisioni particolari, la più difficile di tutte per prima.

    Parlo della divisione interna fra ex elettori di destra e sinistra che, troppo spesso, si traduce nel semplice fare-per partito preso- il contrario di ciò che vorrebbe il fronte opposto.

    Dalle indagini su una nota industria del sud che ha devastato una regione e avvelenato per 50 anni cittadini di destra e di sinistra indistintamente, è emerso che pagò, per agire impunita, molti milioni di euro di tangenti al Leader del partito al governo e a quello dell’opposizione, in percentuale esattamente identica ai seggi che ognuno controllava in parlamento.

    Il potere e il bene comune non sono più legati da nessun cordone ombelicale.

    Nessuno di noi ha più referenti politici per i quali valga la pena di battersi contro i propri fratelli.

    Nell’essere cittadini spalle al muro, nell’essere persone prive di garanzie, nell’essere totalmente incerti rispetti al futuro, vessati di tasse, privati della base essenziale del rispetto dovuto alla persona, ormai siamo tutti fratelli.

    Imparare a considerarci per tali, batterci spalla a spalla per recuperare il diritto di avere diritti, è la sola scelta intelligente che potremo fare.

    Il “male” ha fatto fronte comune, non da oggi, siamo in ritardo sui tempi, dobbiamo fare fronte comune nel combatterlo e capire che solo uniti in quanto persone, al di sopra delle beghe di corrente, abbiamo la possibilità di riappropriarci della possibilità di essere felici.

    Nel totale rispetto per le persone che voteranno SI a questo referendum, voglio spiegare le mie personali ragioni per votare NO, ben lieta di leggere domani su questo stesso giornale una opinione diversa.

    Questo referendum rinforza la classe politica che ha distrutto un paese, a discapito della nostra possibilità di incidere sulle sue decisioni.

    E’ indifferente se sarà D’Alema o Salvini a disporre di questa forza.

    Chiunque ne disporrà, avrà la possibilità di ignorare la nostra volontà e lo farà al riparo di una Carta Costituzionale che glielo consente.

    Non è questo il cambiamento di cui abbiamo bisogno.

    E’ giusto volere un cambiamento: prendiamoci la responsabilità di scegliere QUAL E’, il cambiamento che noi vogliamo e pretendiamo che sia quello, tutti uniti.

            

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