C’è un giorno, in primavera, in cui La Orotava smette di essere semplicemente una cittadina del nord di Tenerife e si trasforma in un’officina collettiva a cielo aperto.
È il giovedì del Corpus Christi, e per le sue strade acciottolate si compie un rito che dura da generazioni: la creazione delle alfombras, i tappeti effimeri che trasformano il centro storico in una galleria d’arte destinata a vivere solo poche ore — un gesto che porta in sé, senza bisogno di proclamarlo, l’idea che la bellezza più alta sia quella che accetta di sparire.
Tutto comincia molto prima dell’alba.
Famiglie, associazioni di vicinato, confraternite e semplici cittadini si dispongono lungo il tracciato della processione armati di petali, foglie aromatiche e sabbie vulcaniche.
L’estetica popolare incorpora elementi come petali, sabbia tinta, foglie aromatiche e motivi vegetali che richiamano la tradizione delle romerie e delle feste popolari delle isole.
Non è un lavoro per pochi addetti: è la comunità intera che si rimbocca le maniche, disegnando a mano libera o seguendo schemi tramandati di famiglia in famiglia, componendo centinaia di metri di tappeti floreali che si intrecciano lungo i vicoli del nucleo monumentale.
Nessuno firma la propria porzione di disegno: il merito si dissolve nel risultato comune, come se la misura giusta del lavoro fosse proprio questa — darsi senza pretendere di restare visibili.
Il cuore pulsante di questa creazione collettiva è la Plaza del Ayuntamiento, dove l’opera raggiunge il suo apice simbolico.
La piazza si ricopre con un autentico tappeto realizzato con terre di diversi colori estratte dalle Cañadas del Teide, e al centro della piazza viene collocato un trono d’argento destinato all’adorazione del Santissimo.
È un’impresa che richiede precisione quasi chirurgica: ogni granello di sabbia colorata trova il suo posto in un disegno che, una volta completato, sembra un affresco dipinto sul selciato.
Le impressionanti alfombre, realizzate con fiori e sabbie vulcaniche del Teide, fanno di questa festività una delle tradizioni più importanti delle Canarie, al punto che il grande murale della Plaza del Ayuntamiento è considerato tra i più spettacolari al mondo.
La tradizione delle alfombre risale alla metà del XIX secolo, legata alla prima alfombra floreale realizzata dalla famiglia Monteverde per onorare il passaggio del Santissimo Sacramento.
Da allora quel gesto isolato si è trasformato in un patrimonio condiviso: oggi configura un itinerario con più di trenta composizioni floreali distribuite tra le diverse strade e piazze del comune.
Un radicamento che non ha bisogno di monumenti permanenti per restare saldo: si rinnova ogni anno nelle stesse mani, nello stesso gesto, nella stessa cura.
Ma La Orotava non si ferma al Corpus Christi.
Pochi giorni dopo, le sue strade tornano protagoniste per la Romería in onore di San Isidro Labrador e Santa María de la Cabeza, un appuntamento che quest’anno taglia un traguardo speciale: il 2026 segna il 90° anniversario della romería con la struttura organizzativa tale e quale la si conosce oggi, anche se si tratta della 89ª edizione a causa della sospensione durante la pandemia.
La festa è organizzata dal 1936 dal Liceo di Taoro in collaborazione con il Comune, ed è uno dei principali riferimenti festivi delle Canarie, capace di richiamare migliaia di persone nelle vie del centro storico.
Qui il protagonismo passa ai carri: quest’anno la celebrazione conta su un massimo di 75 carrette partecipanti, oltre al carro della Romera Mayor e del suo corteo, con un’affluenza stimata di oltre 25.000 persone tra romeros e visitatori.
Mezzi di legno, ruote di legno, trazione animale: ogni carro è custodito e tramandato di anno in anno come un oggetto di famiglia, restaurato e abbellito con la stessa cura riservata a una reliquia.
È la custodia di un mestiere antico che resiste alla tentazione della scorciatoia moderna, un patrimonio che si rinnova senza mai tradire la propria identità contadina.
Tra alfombre di petali, sabbie del Teide e carri secolari, La Orotava racconta ogni anno la stessa storia: quella di un popolo che, lavorando insieme, trasforma la devozione in arte e la misura del gesto collettivo in festa.
di Luca Bertagnon
