L’approvvigionamento di acqua dolce alle Canarie si basa in gran parte sulla desalinizzazione dell’acqua di mare. Questa realtà è particolarmente evidente nelle isole orientali, dove le risorse idriche naturali sono limitate a causa del clima arido e delle scarse precipitazioni.
Il primo progetto europeo di desalinizzazione è stato avviato a Lanzarote nel 1964. Questo impianto ha segnato una tappa importante nello sviluppo delle infrastrutture idrauliche dell’arcipelago, consentendo di garantire l’approvvigionamento di acqua potabile in territori privi di risorse sufficienti.
Oggi nelle Canarie sono in funzione circa 330 impianti di desalinizzazione. Il grado di dipendenza varia a seconda delle isole:
– Lanzarote e Fuerteventura: 100%.
– Gran Canaria: circa il 90%
– Tenerife: circa il 50%
– La Gomera: 0%
– El Hierro: circa il 90%
– La Palma: circa il 10%
Il processo di desalinizzazione consente di ottenere circa 45 litri di acqua dolce da 100 litri di acqua di mare.
I restanti 55 litri costituiscono uno scarico salino concentrato, che viene generalmente reimmesso nell’oceano.
Questo scarico può avere un impatto sugli ecosistemi marini in prossimità dei punti di scarico.
La desalinizzazione richiede inoltre una quantità significativa di energia.
Quando questa energia proviene da fonti fossili, il processo genera emissioni significative di anidride carbonica.
Gli impianti di desalinizzazione dell’arcipelago rappresenterebbero circa 2.000 tonnellate di CO₂ al giorno, pari alle emissioni giornaliere di diverse migliaia di veicoli che percorrono lunghe distanze.
Di fronte alla crescita demografica e turistica, la gestione dell’acqua costituisce una sfida strategica per il futuro.
Le prospettive di evoluzione si basano in particolare sul miglioramento dell’efficienza energetica, lo sviluppo delle energie rinnovabili e l’ottimizzazione del consumo idrico.
Tradotto dalla pagina di Abalone Delveaux
