La spiaggia di Las Teresitas è, senza dubbio, il fulcro del divertimento balneare a Santa Cruz de Tenerife.
Con la sua caratteristica silhouette dorata e le sue acque calme, pochi tra le migliaia di bagnanti che ogni fine settimana stendono il proprio telo conoscono la vera storia e i misteri che questo luogo artificiale nasconde sotto le sue tonnellate di sabbia africana.
Quello che oggi è un paradiso da cartolina, appena cinque decenni fa era un luogo ostile fatto di scogli e correnti pericolose.
Prima della grande trasformazione del 1973, la zona non era l’oasi di pace che conosciamo.
Il litorale di San Andrés era diviso in tre settori: “Tras la Arena”, “Los Moros” e il “Barranco de Las Teresas”.
I residenti più anziani della capitale ricordano chiaramente che l’spiaggia di Las Teresitas originaria era un luogo in cui il mare si infrangeva con estrema violenza contro le rocce vulcaniche.
La pericolosità era tale che si registrarono numerosi decessi per annegamento prima della costruzione della diga.
Fu proprio questa insicurezza a spingere il Comune a progettare un’opera ingegneristica senza precedenti nelle Canarie: un frangiflutti lungo un chilometro che cambiò per sempre la dinamica delle maree nella zona.
Uno dei dati che colpisce di più i visitatori della spiaggia di Las Teresitas è il “segreto” che giace sotto l’estremità nord.
Prima dei lavori di sistemazione, l’antico cimitero di San Andrés si trovava nella zona di servitù costiera.
Durante la ristrutturazione e l’apporto di sabbia, i resti del cimitero sono stati sepolti, rimanendo oggi sotto la superficie calpestata dai turisti.
Per quanto riguarda la sua famosa estetica, è un dato di fatto che siano state importate più di 270.000 tonnellate di sabbia dal Sahara.
Questo movimento migratorio di sedimenti ha dato origine a una delle bufale più diffuse nella storia delle Canarie: il presunto arrivo di un’infestazione di scorpioni africani.
Sebbene la leggenda metropolitana abbia terrorizzato molti per anni, non è mai stato possibile confermare la presenza di questi aracnidi, confermandosi come un mito popolare privo di fondamento scientifico.
È difficile immaginare che tra gli attuali chiringuitos e le sdraio della Playa de Las Teresitas esistesse un rifugio per l’alta nobiltà europea.
Nella zona centrale della spiaggia, un elegante palazzetto fungeva da residenza estiva.
Questo immobile fu lo scenario scelto dalla Principessa Diana d’Orléans e dal Duca Karl di Württemberg per godersi la loro luna di miele nel 1960.
Sebbene l’edificio sia stato demolito per far posto al progetto attuale, ancora oggi si possono osservare vestigia storiche nei pressi degli accessi 7 e 8.
Le antiche mura e i maestosi allori delle Indie che ancora oggi ombreggiano la zona sono le ultime mute testimoni di quell’epoca di glamour aristocratico di fronte al mare di Tenerife.
Oggi, la Playa de Las Teresitas non è solo un luogo di balneazione; è un motore economico e culturale.
Con oltre 400 palme tropicali e un parcheggio gratuito che ne facilita l’accesso da Santa Cruz (a soli 7 chilometri), si è affermata come set cinematografico internazionale.
Il suo aspetto caraibico in pieno Atlantico è servito per girare spot di marchi globali e videoclip musicali, grazie al fatto che la diga esterna garantisce un costante “effetto piscina”.
A differenza delle spiagge vicine come Las Gaviotas o Taganana, che mantengono la loro essenza vulcanica e selvaggia, Las Teresitas rappresenta il trionfo del design urbano sull’orografia insulare, mantenendo sempre quell’equilibrio tra l’essere la spiaggia dei “chicharreros” e l’attrazione turistica per eccellenza della capitale.
Bianca Leonardi
