Il presidente del Círculo de Empresarios del Sur denuncia l’impunità dei ladri

Confessa il proprio “scoraggiamento e demoralizzazione” di fronte all’incapacità del sistema legale e giudiziario di risolvere il problema.

La situazione di insicurezza nel sud di Tenerife è diventata fonte di costante preoccupazione per residenti, imprenditori e turisti.

Lungi dall’essere un problema isolato, le associazioni imprenditoriali della regione, come il Círculo de Empresarios y Profesionales del Sur de Tenerife (CEST) e la Zona Comercial Abierta de Los Cristianos, hanno alzato la voce per denunciare quella che considerano una tendenza all’aumento del numero di reati che si sta aggravando da oltre due anni.

La preoccupazione è palpabile nelle zone più frequentate, come Playa de las Américas, Los Cristianos e l’esclusiva Milla de Oro, dove la percezione di insicurezza cresce allo stesso ritmo degli incidenti.

Javier Cabrera, presidente del CEST, ha espresso pubblicamente una preoccupazione condivisa da tutto il tessuto produttivo.

«Siamo estremamente preoccupati», afferma, sottolineando che il problema non è recente, ma una tendenza al rialzo che, se non arginata, rischia di sfuggire al controllo.

Il senso di paura non riguarda più solo i commercianti, che vedono minacciati i propri affari, ma anche i cittadini e gli stessi turisti, pilastro fondamentale dell’economia dell’isola.

Il timore è che l’immagine di Tenerife come destinazione sicura inizi a sgretolarsi in modo irreparabile se non si adottano misure urgenti ed efficaci.

L’audacia dei criminali ha raggiunto livelli allarmanti, con casi che sembrano usciti da un film d’azione e che evidenziano un senso di totale impunità.

Uno degli episodi più noti e recenti è quello di un “ladro scalatore”, che potrebbe essere soprannominato il “Spiderman di Tenerife”, un individuo che si dedica ad arrampicarsi sui balconi di noti hotel a cinque stelle a Playa de las Américas, per accedere alle camere degli ospiti e derubarle.

Secondo quanto denunciano gli albergatori, questo tipo di azioni si verificano a ondate.

“Fanno delle incursioni e quando prendono di mira un determinato complesso, magari si hanno 4, 5, 6 furti in una settimana”, spiega Cabrera.

Questo modus operandi genera un enorme senso di impotenza tra i responsabili delle strutture.

“Poi prendono di mira un altro complesso e passano da un complesso all’altro, e questo è il loro modus operandi”, lamenta il presidente dell’associazione di categoria.

Mentre dura l’assalto contro un hotel, i suoi gestori si sentono impotenti nel garantire la sicurezza dei propri clienti.

“Stanno mettendo a soqquadro il tuo complesso, i tuoi clienti e tu sei il responsabile di garantire la sicurezza, di mantenere la sorveglianza e a volte ti senti impotente”, confessa Cabrera, che ammette che la struttura da lui stesso gestita è stata vittima di queste aggressioni.

Ma i furti non si limitano alle incursioni notturne.

La violenza si è manifestata anche in pieno giorno nelle zone più esclusive.

Non sembra più sicuro passeggiare con un orologio di alta gamma lungo la Milla de Oro o una collano d’oro al collo.

Lo stesso Cabrera racconta un episodio recente: “Questa domenica mi è giunta una segnalazione da un albergatore di Playa de las Américas, che diceva di aver avuto proprio dei problemi all’ingresso dell’hotel, perché avevano aggredito un suo cliente e gli avevano rubato l’orologio”.

Incidenti simili, con l’attenzione puntata sugli orologi Rolex e altri oggetti di lusso, si ripetono in punti caldi come la zona di Verónicas, generando un’atmosfera di tensione che il settore turistico vuole sradicare.

La frustrazione degli imprenditori si aggrava nel constatare che, in molti casi, i responsabili di questi reati sono identificati dalle forze dell’ordine.

Il problema, secondo quanto denunciano, risiede in una combinazione di fattori: la mancanza di mezzi di polizia e una “lassità” del sistema legale che si traduce in una porta girevole per i criminali.

“La polizia lo sa, lo conosce, spesso i responsabili sono persino identificati, ma dall’altra parte abbiamo anche una lassità del nostro sistema legale”, critica duramente Javier Cabrera.

Questa sensazione di impunità è uno dei maggiori catalizzatori dello scoraggiamento generale.

Gli imprenditori non capiscono come, nonostante l’impegno della polizia, gli arrestati tornino in strada nel giro di poche ore.

Il collasso del sistema giudiziario è un altro dei pilastri del problema.

Cabrera illustra la situazione con un aneddoto personale e rivelatore: «Un paio di settimane fa mi hanno chiamato dal tribunale di Arona per confermare una denuncia di un furto che ci hanno fatto nel 2021».

La lentezza è tale che, quando gli sono stati chiesti i dettagli dei fatti, riusciva a malapena a ricordarli a causa dell’elevato numero di incidenti subiti da allora.

«È la situazione che subiamo e che abbiamo, i tribunali sono completamente collassati», afferma.

La demoralizzazione colpisce tutti gli anelli della catena.

Secondo Cabrera, gli stessi agenti di polizia gli hanno trasmesso il loro senso di impotenza.

“Abbiamo condotto un’operazione, abbiamo arrestato 8 persone e di queste solo 2 sono state incarcerate, perché le altre 6 sono state rilasciate, proprio a causa di questa lassità delle leggi”, gli ha confessato un ufficiale di polizia.

Questo ‘buonismo’, come lo definisce il presidente del CEST, sta generando “molto caos, molta paura, molto scoraggiamento” tra coloro che dovrebbero garantire e amministrare la giustizia.

La minaccia alla reputazione della destinazione.

Lo sfondo di questa crisi di sicurezza è il possibile impatto sul settore turistico.

Il sud di Tenerife è uno dei motori economici delle Canarie, e la sua reputazione di destinazione sicura è un bene immateriale di inestimabile valore.

La domanda che molti si pongono, e che è stata rivolta direttamente a Cabrera, è se sia possibile passeggiare tranquillamente lungo la Milla de Oro con un orologio di lusso.

La risposta, alla luce degli eventi, è sempre più incerta e preoccupante.

Le aggressioni alle porte degli hotel a cinque stelle sono la peggiore pubblicità possibile per una destinazione che compete sul mercato globale.

Daniele Dal Maso

 

 

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