Le campane di La Laguna e la controversia sull’orologio della Cattedrale

Foto di Cristiano Collina

Quelle della Villa de Arriba, a La Concepción, furono le prime, poiché nel 1541 esistevano già tre campane che furono sostituite e integrate con altre nuove alcuni anni dopo.

All’epoca la campana maggiore era la più grande dell’isola, potendo contenere nella sua parte concava fino a dodici fanegadas di grano e, per issarla, furono necessarie dodici coppie di buoi, dovendo perforare tutti i piani al centro per poterla collocare definitivamente nella torre.

Questa campana fu portata dalle Fiandre e il suo suono non corrispondeva alle sue grandi dimensioni poiché era collocata, secondo quanto si dice, al centro della torre e non nelle sue cavità, che non erano in grado di ospitare una mole simile.

Le campane che attualmente suonano nella cattedrale di La Laguna si distinguono l’una dall’altra per il loro nome.

La principale, di classe, reca l’iscrizione “Santa María de los Remedios” che, secondo le informazioni del Gremi de Campaners Valencians, fu fatta portare da don Gonzalo de Castro, maggiordomo di detta chiesa, e dovrebbe risalire al 1700, sebbene la data incisa sia illeggibile.

Un’altra si chiama La Esquila, del 1808; la successiva La Chueca, sulla quale si legge “me fecit Hijos Marcos”; su un’altra ancora si legge “reinaba Pontifice Maxcimo Leon XIII. Obispo D. Raimundo Torrijos Gómez. Me fecit Carolus Marcus et Ragel. Anno 1893».

L’ultima è la María Antonia, sulla quale è scritto «Deus meus et omnia. Anno 1914. Costruita da Esteban Puig. Gerona. Anno 1914».

Questa situazione di rivalità tra gli abitanti di La Laguna portò alla nascita di una canzone, senza dubbio frutto della mente di un vicino della Concepción, che girava per le strade e veniva recitata.

La canzone servì a mantenere latente un conflitto di vecchia data che risaliva a tempi passati e che differenziava totalmente la società di Aguere, divisa in due territori ben distinti.

Le invidie e i sospetti continuavano tra le persone che abitavano nei due quartieri corrispondenti, provocando tumulti e risse.

Col tempo, la disputa si accese quando si venne a conoscenza della decisione del vescovo Cámara y Murga di costruire una nuova torre nella chiesa della Concepción per l’acquisto di una nuova campana molto più grande di quelle esistenti.

Ma soprattutto, con l’intenzione di portare un nuovo orologio alla Villa de La Laguna.

Questo orologio fu commissionato alla città di Londra dal commerciante Guillermo Vanden-Heede Dujardín al costo di quattordicimila centocinquantaquattro reali di vellón, arrivò sull’isola a bordo del brigantino goletta “Las dos hermanas” l’8 giugno 1751 e causò una disputa tra la parrocchia di Los Remedios, quella della Concepción e le Casas Capitulares.

Di fronte alla controversia sollevata dalle parrocchie, si decide di ricorrere a una votazione per stabilire a chi spetterà la sua collocazione.

Sono presenti i consiglieri, il sindaco, i beneficiari e i sacerdoti delle parrocchie. Non si giunge ad alcun accordo poiché ciascuno argomenta a favore della propria parrocchia.

A quel punto compaiono due damigelle di La Laguna che, con le loro grazie, le loro avventure amorose e i loro inganni, seducono i carrettieri incaricati di prelevare l’orologio dalla nave a vela, ormeggiata al molo di Santa Cruz, affinché non si presentino al lavoro, con la scusa di dar loro appuntamento per la sera nei giardini delle loro case.

Questo stratagemma, ordito in anticipo dai sostenitori del furto dell’orologio per collocarlo a La Concepción, li induce a presentarsi a Santa Cruz e, dopo averlo prelevato, a nasconderlo nei granai del Cabildo.

I fatti vengono denunciati e inizia l’indagine sulla sorte dell’oggetto rubato.

Deve intervenire il governatore Juan Urbina, che avvia le indagini.

Si riunisce il Cabildo, si tengono assemblee, tutti parlano.

Infine, il governatore ordina la consegna dell’orologio alla parrocchia di Los Remedios che, per mediazione del Corregidor, lo colloca nella torre che si trova sulla facciata a beneficio, servizio e governo degli abitanti della Laguna, i quali disporranno d’ora in poi di un unico strumento di misurazione del tempo che servirà a controllare le ore di irrigazione e dei lavori.

La facciata che oggi possiamo ammirare è un esempio di stile neoclassico che dà una sensazione di bassa altezza, molto appiattita, se paragonata alla sua copia di Pamplona; l’intera opera risale al periodo fino al 1915, ad eccezione dell’ultima torre che fu costruita un anno dopo.

Dopo le modifiche e le ristrutturazioni effettuate nel corso della sua storia, il tempio conserva al suo interno, della fase primitiva, la pianta generale, costituita da tre navate, essendo state sostituite le due laterali precedentemente esistenti per l’ubicazione delle cappelle, e dall’ultimo intervento architettonico rimane ben poco della configurazione originale della chiesa parrocchiale.

La facciata, versione modificata della cattedrale di Pamplona, è composta da due corpi; quello inferiore con un atrio di quattro colonne toscane affiancate da due porte; quello superiore, con gli angoli in pietra da taglio tipici delle Canarie, è composto da quattro finestre rettangolari con un’altra di dimensioni maggiori di forma circolare e un frontone nell’atrio di forma triangolare.

Ai due angoli della facciata si ergono due torri con le campane e, in una di esse, l’orologio.

Molti sono stati gli addetti a tale mansione, senza poter dimenticare i noti “Perita” che, oltre ad essere campanari, hanno collaborato alla sua cura.

Una cosa che mi ha sorpreso è stata scoprire le numerose iscrizioni e scritte dipinte sulle pareti che compongono l’abitacolo dove si trova l’orologio.

Sono numerose e varie le frasi che possiamo leggere e che si tratta di annotazioni fatte da coloro che si sono occupati della manutenzione e della riparazione dell’orologio; per questo possiamo dire che è un diario, un’agenda di ciò che è accaduto nel corso di molti anni riguardo ai personaggi e alle vicissitudini attraverso cui è trascorsa la storia dell’apparecchio che controlla il tempo a La Laguna.

Ma non si tratta solo dell’orologio: esistono anche molteplici annotazioni sulla vita sociale e quotidiana della città di La Laguna, con dati sui decessi di personaggi noti e su circostanze diverse della vita quotidiana dei cittadini.

Sono piccole narrazioni periodiche che costituiscono un vero e proprio diario sociale della città di Aguere.

Bina Binella

 

 

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