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    È ora che l’Italia conosca gli italiani all’estero

    Con l’audizione del Direttore generale per gli italiani all’estero della Farnesina, Luigi Maria Vignali, è proseguita in Commissione Affari Esteri del Senato l’indagine conoscitiva sulle comunità italiane nel mondo.

    Vignali – in poco più di un’ora – ha parlato ai senatori dei quasi sei milioni di italiani all’estero e spiegato cosa fa la Farnesina per assisterli.

    Il DG ha quindi anticipato una massiccia campagna di informazione in vista delle prossime elezioni dei Comites, in programma nel 2020, e ventilato la possibilità di manifestare la cosiddetta “opzione” in occasione del voto – se vuoi votare, lo devi dire – attraverso Fast It.
    Realtà “importante e multiforme”, quella degli italiani nel mondo, ha esordito Vignali, “non del tutto conosciuta nel nostro Paese”.

    Una comunità composta da vecchia e nuova emigrazione, dai connazionali “partiti molti anni fa”, dalle seconde e terze generazioni “che chiedono di conoscere il nostro Paese” e che “devono essere in qualche modo coinvolte anche in questa funzione di “rappresentanza” dell’Italia all’estero per promuovere quello che alla Farnesina chiamiamo il “vivere all’italiana” e poi ci sono ovviamente anche le nuove ondate di mobilità verso l’estero”, non solo “cervelli in fuga”.
    La verità è che la collettività all’estero è davvero variegata: la nuova mobilità è composta da “un 30, 35% di laureati, un altro 30% di diplomati e un altro 30% senza neanche il diploma”, dunque “italiani che partono per la ricerca di condizioni migliori, senza avere necessariamente alle spalle una formazione scolastica tecnica adeguata”. Persone che “purtroppo, a volte, rischiano di cadere preda di sfruttamento proprio nei paesi di accoglienza”.
    Gli iscritti “nei registri consolari con passaporto italiano sono ormai quasi 6 milioni, di fatto la seconda regione italiana, dopo la Lombardia prima di Lazio e Campania.

    È una realtà imponente che ci rappresenta all’estero ma che al tempo stesso chiede servizi, chiede di poter interagire col Paese d’origine”.

    Incrociando i dati Istat con quelli degli schedari consolari “si parla di un milione di italiani che si è recato all’estero negli ultimi 5, 6 anni”; una cifra che, va da sé, non comprende chi non si è registrato all’Aire, “magari perché il loro è un tentativo, un esperimento di vita fuori dall’Italia”.


    Occorre dunque che il Paese “acquisisca consapevolezza” per poter “dare risposte” adeguate, ad esempio, “preparando i nostri ragazzi alla partenza, anche da un punto di vista semplicemente linguistico; oppure favorire l’incrocio fra domanda e offerta di lavoro e preparare percorsi e strategie di rientro”.

    Per interagire con la nuova mobilità, la Farnesina e la Dgit in particolare hanno attivato, grazie alle nuove tecnologie, modalità nuove di contatto e informazione: “dobbiamo poter intercettare questa mobilità attraverso un linguaggio più familiare, attraverso i social network, le piattaforme digitali”.

    Per farlo “la Farnesina ha avviato dei progetti di prima accoglienza dei giovani italiani che si recano all’estero, ma anche dei meno giovani”, cioè gli ultra 40enni che si spostano con interi nuclei familiari.

    “Per questo abbiamo lanciato il progetto Fast it”, ha sottolineato Vignali, che “in poco più di un anno e mezzo ha già raggiunto circa 300.000 pratiche registrate”, tra iscrizioni Aire, cambio di circoscrizione.

    “A breve vorremmo lanciare anche un ulteriore servizio: la presentazione della pratica per il rilascio o il rinnovo del passaporto”, anche se poi “ci sarà bisogno di recarsi fisicamente in Consolato per prendere le impronte digitali”. Fast It, ha ricordato il Direttore generale, incorporerà “Pago Pa”, per i pagamenti digitali, e già ha integrato lo Spid , cioè il sistema pubblico d’identità digitale che “in futuro consentirà l’accesso a funzionalità importanti”, tra cui un eventuale voto elettronico.
    Di elettronico, nel prossimo futuro, ci sarà la carta di identità: Vignali ha infatti ricordato la sperimentazione che partirà a settembre a Nizza, Atene e Vienna, “un primo passo” cui seguirà “la possibilità di rilasciare la cie a tutto il resto dell’Unione Europea e nei paesi associati all’Unione Europea, quindi anche Svizzera e Norvegia”.

    E poi nei Paesi extra Ue.
    Chiuso il tema dei servizi, Vignali ha affrontato quello della rappresentanza, ricordando, in primis, che nel 2020 gli italiani all’estero voteranno per il rinnovo dei Comites. “Un passaggio molto importante” perché i Comites sono “gli interlocutori” che raccolgono “la voce degli italiani nei vari territori di riferimento”.
    Obiettivo della Farnesina è quello di informare così da garantire un’ampia partecipazione: “intendiamo avviare una campagna per il voto già a partire da settembre” per fare di questo voto un “successo” in termini di partecipazione, al contrario di quanto accadde nel 2015.
    Accade, però, ha ricordato Vignali, che gli italiani aventi diritto al voto aumentano – “immagino che alle prossime elezioni toccheremo facilmente i 5 milioni di elettori potenziali” – ma le risorse per farli votare no. “Sta al Parlamento, ovviamente, trovare una soluzione. Sta a me indicare la difficoltà che l’Amministrazione incontra sempre più nell’affrontare le elezioni all’estero a legislazione vigente”.
    Brexit e Venezuela le criticità citate, infine, da Vignali.
    Sul fronte britannico, ha ricordato Vignali, “Governo e Parlamento hanno stanziato risorse per nuove assunzioni nei Consolati, in particolare a Londra, e per la riapertura di una nuova sede consolare Manchester”, che sarà competente per una circoscrizione più ampia.
    Quanto al Venezuela, lì “vivono 143 mila italiani, non italo-discendenti, italiani che hanno pienamente diritto a una protezione da parte del nostro Paese.
    Sull’iscrizione all’Aire “fare delle stime precise è difficile”, ha risposto Vignali. Certo in America Latina, “in cui per ragioni di distanza ma anche di storicità della collettività italiana, sicuramente la percentuale degli italiani che si iscrivono all’anagrafe è estremamente elevata”.

    Non lo è nei Paesi europei “in cui invece la mobilità da e verso l’Italia può essere più facile e dai quali, tutto sommato, può convenire tornare in Italia per usufruire dell’assistenza sanitaria gratuita, per esempio”, visto che “una delle conseguenze dell’iscrizione all’Aire, come sapete, è che si perde il diritto all’assistenza sanitaria gratuita in Italia”.

    Quanto agli italiani in Africa, nessuno li dimentica, ha assicurato Vignali rispondendo al senatore Iwobi: “abbiamo un importante collettività in Sudafrica, composta da 140.000 connazionali” che ora vivono una situazione delicata. Mi sono recato un anno fa circa in Sudafrica proprio per dare un segnale di vicinanza alla nostra collettività: a Johannesburg ho trovato una comunità molto coesa di italiani all’estero, partecipe della vita del Paese, ben integrata anche se devo dire impaurita dagli avvenimenti, in particolare della criminalità comune.

    Quanto al monitoraggio delle professioni “è difficile” perché “l’occupazione viene monitorata dal momento in cui si scrivono all’Aire, ma non sempre si scrivono” dunque si hanno ancora “dati parziali”.

    “Innegabile” per Vignali l’influenza della crisi sulla ripresa dei flussi: “a partire dalla crisi del 2007 questi flussi mobilità sono aumentati” con una “impennata nel 2013 -2014.

    Ora sembra che il flusso si sia più o meno stabilizzato”.

    I ritorni “sono molto limitati, parliamo di alcune decine di migliaia di italiani”.

    Quelli che partono “non necessariamente lo fanno da regioni dove maggiore è l’incidenza della disoccupazione: il maggior numero delle partenze si ha dalla Lombardia e dal Triveneto, perché per andare all’estero, soprattutto per chi aspira a trovare opportunità adeguate al proprio ciclo di studi, c’è bisogno di una famiglia alle spalle e del suo sostegno finanziario”. 

    ROMA\ aise\ – 

     

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