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    Sette mesi fa la peggior tragedia di Los Cristianos

    Foto di Cristiano Collina
    Foto di Cristiano Collina

    di Ilaria Vitali

    Era il 14 aprile di una mattina come tante, a Los Cristianos, con i negozi che si apprestavano ad aprire, qualche turista a passeggio e i bar già alle prese con le colazioni, quando il terribile boato ha cambiato per sempre le vite di molte persone.

    L’edificio Julián José, al numero 12 di calle Amalia Alayón, un attimo prima c’era e un attimo dopo c’erano solo fumo, polvere e calcinacci a scuotere quella tranquilla mattinata.

    Cinque piani che si accasciano su se stessi non è cosa che si vede tutti i giorni, ma soprattutto è un evento cui non si è mai preparati.

    Mariflor, 71 anni, Antonio Jesus, 55 anni, Noemi, 29, Hanan, 41, Graziella, 77, Alessandro, 41 e Markku, 72 anni, da quell’edificio sono usciti senza vita, lasciata tra la paura, forse di un momento appena, e le travi crollate.

    Una tragedia immane ma che poteva essere ancora più devastante, poiché in quell’edificio dormivano 28 persone in totale.

    A distanza di 7 mesi si stanno ancora indagando le cause che hanno portato una struttura di cinque piani a crollare su se stessa, cause che dovranno portare la Corte di Giustizia ad emettere una sentenza e a chiarire se quella tragedia poteva essere evitata oppure no.


    L’Ayuntamiento di Arona ha commissionato in data 19 maggio una propria indagine, riservatissima, a diverse società specializzate, un lavoro che consisteva in una valutazione preliminare, nella raccolta di tutte le informazioni possibili e nell’analisi dei campioni di calcestruzzo e acciaio dell’edificio, utilizzando apparecchiature sofisticate come ultrasuoni, tomografia elettrica e particolari scanner.

    Dai rapporti è emerso che per l’edificio di Los Cristianos, sottoposto al tempo del crollo a lavori interni di ristrutturazione, non era stata fatta alcuna denuncia di inizio lavori (obbligatoria per legge), né tantomeno si possedevano i permessi per effettuarli.

    Così come non risultava alcuna comunicazione circa eventuali segnalazioni sul cattivo stato della struttura, risalente al 1972 e quindi non ancora rientrante negli edifici che per la Ley de Impulso a la Rehabilitación devono essere ispezionati.

    Le ipotesi riguardo al crollo sono per ora relative allo stato di degrado dell’edificio e al possibile danneggiamento di uno dei piloni portanti, tanto che alcuni esperti sostengono che la prima parte a crollare sia stato il portico centrale, trascinando poi tutto il resto.

    Altri ingegneri sostengono che il sistema di impermeabilizzazione utilizzato negli anni ’70, ormai danneggiato, così come il calcestruzzo di dubbia qualità, possano essere ulteriori possibili cause del crollo.

    I sei mesi di canone di locazione pagato agli occupanti dell’edificio di Los Cristianos da parte del Gobierno de Canarias e dell’Ayuntamiento di Arona sono ormai trascorsi, e per i successivi 6 mesi, fino al raggiungimento dell’anno, gli inquilini riceveranno una sovvenzione di pari importo all’affitto pagato nel complesso crollato.

    Tutti gli inquilini rimasti desiderano che venga ricostruito un altro edificio dove prima sorgeva il Julián José e che tutto venga ripristinato con le stesse attività commerciali e le stesse metrature del precedente.

    Ma i tempi paiono ancora lunghi, manca il verdetto della Corte senza il quale l’assicurazione, che copre solo i proprietari e non gli inquilini, non può intervenire.

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