Navigazione a vista fra utopia e miopia.
In una sola settimana Ursula Von der Leyen dichiara che NON CI SONO ANCORA le condizioni per sospendere il patto di stabilità e Giorgia Meloni che NON CI SONO ANCORA le condizioni per riaprire trattative per comprare gas russo.
Coincidenza non solo verbale che mi ha riportato alla mente “Girlfriend in a Coma” del quale trovate il link a fondo pagina.
E’ un documentario tratto da un libro del 2012 del capo redattore dell’Economist, Bill Emmott, prodotto da Annalisa Piras giornalista italiana, che combinava interviste, disegni animati, passi della Divina Commedia letti da Benedict Cumberbatch, un mix molto riuscito di una dichiarazione d’amore e un calcio allo stomaco.
Un classico dell’amore odio che ispira il nostro paese.
Tornando ai NON ANCORA, così carichi di parole non dette, diciamole insieme quelle parole.
Il rigor mortis del patto di stabilità è una forzatura, blocca le azioni-reazioni necessarie alla salute dell’economia, la condanna a morte in 100 comode rate.
Mario Monti e la Von der Leyen lo sanno benissimo.
Ai padroni del mondo serve la grande recessione e la stanno facendo lievitare, distraendoci con botti e scaramucce minori mentre montano i pezzi con pazienza.
La rappresentante di punta della cupola di Davos che coordina l’area progressista statunitense e l’Unione europea nella corsa al grande reset di Klaus Schwab, è agghiacciante ma trasparente.
NON É ANCORA IL MOMENTO, significa che interverranno a disastro compiuto con soluzioni non negoziabili dalle istituzioni tradizionali, scambiando il chinino con la libertà.
Veniamo al NON E’ ANCORA IL MOMENTO di Giorgia Meloni, incongruente con tutto ciò che ha detto e fatto finora.
Il governo italiano, comunque rappresentato, sa che svincolarsi economicamente dagli Stati Uniti comprando un gas meno caro di più facile approvvigionamento, stimola il risveglio della girl friend in a coma dando impulso all’industria e favorendo il risveglio di quella piccola media impresa che è stata la nostra unica grandezza e potrebbe essere la nostra unica via di salvezza.
Gli italiani non funzionano compattati in rettangoli di obbedienti legionari.
Gli italiani funzionano se li sommi nel loro anarchico, variopinto, generoso, imprevedibile modo di esprimere visioni slegate in apparenza ma parte e struttura di un paese visionario e generoso.
Quali forze ci hanno spinto e ci spingono lontano da questa consapevolezza?
Scrivere “Costituzione“ su google map non è più nemmeno un’opzione di riserva per chi sta al timone, non da oggi, ma sembra sempre che sfugga qualcosa.
Per capire la dualità apparente dell’Italia, dobbiamo guardare agli Stati Uniti.
I conservatori hanno vinto le elezioni e osteggiano il progetto di Davos mentre incendiano il mondo senza scrupoli.
I democratici, che rappresentano l’ideologia di Schwab e il progetto globalista, sono vivi e vegeti e hanno un’appendice salda nell’Unione Europea.
Alla Meloni dunque, l’ingrato compito di dipendere dal sostegno di Bruxelles per non crollare alle prossime elezioni, mentre tratta con un Presidente degli Stati Uniti in competizione aperta con i padrini europei.
Di fronte all’accelerazione del disastro della apertura/chiusura a singhiozzo degli stretti in cui transita l’80% delle merci del mondo, deve scontentare Trump e incassarne le reazioni uterine o assumersi la colpa delle conseguenze di quanto accade nelle tasche degli italiani.
Dalla padella alla brace, sta preparando un’apertura alla Russia mentre si riavvicina ai “volenterosi“ di Bruxelles che vogliono la guerra con Putin sì o sì.
Menudo lío, direbbero gli spagnoli.
Intanto, mentre l’Italia istituzionale apre alla Russia, Leonardo, colosso italiano controllato dalla famiglia che non deve chiedere mai, chiude contratti da capogiro con l’Ucraina per la produzione di droni destinati a proseguire il conflitto.
Governo e lobbisti scrivono due storie diverse dello stesso paese che, se intero non stava tanto bene, figuriamoci spaccato in due.
Il macrofenomeno cui assistiamo è una guerra civile planetaria fra due diverse concezioni di potere che non intendono spartire la vittoria sui popoli, irrilevanti in entrambi gli schemi.
Cosa abbiamo da perdere in questo momento?
Per una volta, cosa avremmo da perdere se optassimo per politiche egoistiche, posizioni pericolose e di rottura?
Quando tutto è perduto si aprono i varchi delle scelte assurde che sono i miracoli laici che reindirizzano la storia.
Chiudiamo pertanto con il terzo NON E’ ANCORA IL MOMENTO, quello con cui rimandiamo dai tempi di Manzoni, il momento di prendere a calci nel sedere gli austriaci nel Duomo di Milano.
Ci sono di nuovo nel mondo, molti validi focolai di voglia di intervenire e riprenderci la scena, scegliamone uno qualsiasi e spendiamo energie buone per farlo crescere.
Impegnamoci in qualcosa che abbia uno scopo collettivo.
E’ assolutamente il momento, molto probabilmente l’ultimo momento utile, per assumerci delle responsabilità.
E’ nella danza di pezzi mobili di un puzzle impazzito, che si crea lo spazio per ripensare il mondo.
di Claudia Maria Sini
