Intanto a Meloneras avanza un hotel da quasi mille camere
Un nuovo grande progetto alberghiero torna a mettere il sud di Gran Canaria davanti alla sua domanda più scomoda: quanta crescita turistica può ancora assorbire un territorio che da anni ripete di voler puntare su sostenibilità, equilibrio e qualità del modello?
A Meloneras prende forma il futuro Lopesan Meloneras Family, promosso da Lopesan Hotel Group. Secondo quanto comunicato dalla società di ingegneria TYPSA, il progetto riguarda un hotel a cinque stelle da 160.000 metri quadrati e 953 camere, con ampie zone verdi, numerose piscine, quattro ristoranti, spazi commerciali e aree dedicate al tempo libero.
La notizia, letta in modo neutro, racconta l’avanzamento tecnico di un nuovo complesso turistico di grande formato.
La lettura più ampia, però, apre un’altra questione: nel sud dell’isola il turismo non solo resta centrale, ma continua a espandersi attraverso strutture sempre più grandi e sempre più capaci di trattenere al proprio interno consumi, servizi e tempo libero.
Il dato confermato
La conferma arriva da TYPSA, che ha comunicato un nuovo contratto in Spagna per il progetto di costruzione architettonica del Lopesan Meloneras Family.
Il dato è rilevante, ma va riportato con precisione: al momento non viene indicata una data concreta di apertura.
Il punto fermo, dunque, non è l’inaugurazione dell’hotel, bensì l’avanzamento tecnico di un progetto già inserito nel nuovo scenario urbanistico di Meloneras.
La portata dell’intervento emerge comunque con chiarezza: 160.000 metri quadrati, quasi mille camere, servizi interni, ristorazione, commercio, tempo libero e una chiara vocazione familiare e vacanziera.
Quasi mille camere non sono un dettaglio
Le 953 camere previste non sono un numero qualsiasi.
In un hotel orientato al segmento familiare, non si può ragionare come se ogni camera corrispondesse a una sola persona.
Con una semplice ipotesi prudente, cioè una coppia con un figlio per camera, si arriva a una capacità potenziale vicina alle 3.000 presenze.
Questo non significa che l’hotel sarà sempre pieno o che ogni camera ospiterà necessariamente tre persone.
Significa, però, che il dato delle camere va letto per quello che può rappresentare in termini di pressione reale: migliaia di presenze aggiuntive in una zona già fortemente segnata dalla concentrazione turistica.
Il turismo cresce. Il territorio assorbe
Più camere significano più persone, più consumo d’acqua, più energia, più mobilità, più servizi richiesti, più rifiuti prodotti e più impatto sul territorio.
Il racconto ufficiale parla di sviluppo, investimento, lavoro e qualità dell’offerta.
Una lettura completa, però, non può fermarsi alla sola dimensione economica.
Ogni grande complesso turistico porta occupazione nella fase di costruzione, attività una volta aperto, indotto per fornitori e nuove opportunità commerciali.
Questa parte del racconto esiste e non va negata.
Il problema nasce quando diventa l’unica parte ammessa, mentre le conseguenze territoriali, sociali e ambientali vengono trattate come un dettaglio secondario.
Gran Canaria vive di turismo, ma non può essere letta solo come una piattaforma ricettiva.
Un’isola ha limiti fisici, infrastrutturali e sociali.
Ha risorse idriche da proteggere, reti da sostenere, spazi da governare e residenti che non possono essere ridotti a comparse dentro un modello costruito quasi esclusivamente attorno al visitatore.
La sostenibilità annunciata
Da anni il linguaggio pubblico ripete parole rassicuranti: sostenibilità, equilibrio, qualità, diversificazione, nuovo modello.
Nella pratica, intanto, continuano ad arrivare grandi progetti, nuove strutture e altri posti letto turistici.
La sensazione è che la sostenibilità venga spesso evocata come cornice narrativa, mentre sul terreno continua a prevalere la logica della redditività, della capacità ricettiva e dell’incasso immediato.
La sostenibilità funziona nei comunicati, nei piani strategici, nelle conferenze e nelle presentazioni.
Il territorio, però, viene poi misurato ancora in camere, piscine, metri quadrati e posti letto.
La contraddizione sta proprio qui.
Le Canarie dicono di voler ripensare il turismo, ma ogni nuovo grande progetto sembra confermare la stessa direzione: più offerta, più volume, più pressione, più dipendenza da una sola industria.
Il contesto di Meloneras 2A
Il futuro Lopesan Meloneras Family si inserisce nella riattivazione urbanistica di Meloneras 2A, area sbloccata dal Comune di San Bartolomé de Tirajana nel 2025 dopo oltre vent’anni di paralisi.
Secondo quanto reso noto, l’operazione complessiva è collegata a un investimento pubblico-privato stimato in oltre 700 milioni di euro.
Il piano prevede anche l’apertura di più di 300.000 metri quadrati di suolo pubblico per dotazioni educative, sanitarie, sportive, zone verdi e altri usi sociali.
Questo elemento va citato, perché il quadro non riguarda soltanto hotel e camere.
La riattivazione urbanistica viene presentata anche come occasione per recuperare spazi, servizi e attrezzature pubbliche.
La parte turistica, però, resta enorme.
Lo sviluppo della zona contempla circa 3.600 nuovi posti letto turistici, oltre alla creazione di occupazione durante la fase dei lavori e dopo l’entrata in funzione delle nuove strutture.
Il nuovo hotel di Lopesan, quindi, non appare come un episodio isolato, ma come un tassello dentro una trasformazione più ampia del sud grancanario.
Il modello del grande resort
Il profilo del progetto conferma una tendenza precisa: il grande resort integrato, capace di offrire dentro lo stesso perimetro alloggio, ristorazione, commercio, svago, piscine, giardini e servizi.
Il mercato internazionale conosce bene questa formula, soprattutto nel segmento familiare.
Il punto critico riguarda il rapporto con il territorio circostante.
Nei casi in cui un complesso turistico concentra al proprio interno gran parte dell’esperienza del visitatore, una quota importante della spesa e del tempo libero resta dentro il circuito alberghiero.
La promessa di ricchezza diffusa, a quel punto, merita almeno una domanda: quanto arriva davvero al tessuto locale e quanto rimane dentro la grande struttura?
La questione non è demonizzare Lopesan, né un singolo progetto.
La questione è capire quale modello di sviluppo si sta consolidando.
Un modello basato su grandi volumi turistici può produrre redditività, ma rischia anche di aumentare la dipendenza dell’isola da un settore già dominante.
La domanda scomoda
Il turismo continua a crescere e nessuno può fingere di non vederlo.
La vera domanda è un’altra: Gran Canaria vuole davvero governare questo modello o continua semplicemente ad allargarlo?
Ogni volta il copione sembra ripetersi: si annuncia sostenibilità, si promette equilibrio, si parla di futuro.
Poi arrivano altre quasi mille camere turistiche, altri posti letto, altri flussi, altra pressione su un’isola che da tempo vive dentro una dipendenza strutturale dal turismo.
La domanda è scomoda perché tocca il centro del problema.
Dove finisce la programmazione e dove comincia l’automatismo?
Una grande operazione urbanistica che continua a puntare soprattutto sull’espansione dell’offerta turistica rischia di trasformare il cambio di modello in una formula elegante, utile nei discorsi ma debole nei fatti.
La scelta che resta sul tavolo
Gran Canaria può certamente vivere di turismo.
Nessuno può negare il peso economico di un settore che genera occupazione, entrate fiscali, attività commerciale e visibilità internazionale.
Il punto è capire se questa crescita sia ancora una scelta governata o se sia diventata il riflesso automatico di un sistema che continua ad allargarsi perché ha sempre fatto così.
Il punto, alla fine, è questo: non basta chiamare sostenibile una crescita che continua a riprodurre la stessa dipendenza.
A Meloneras il progetto avanza, e con esso avanza anche una scelta di modello che le Canarie prima o poi dovranno discutere senza slogan.
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