Gli abitanti di Santa Cruz rimpiangono i numeri dell’Orologio dei Fiori

Foto di kirbycolin48

I residenti e i frequentatori del parco García Sanabria ricordano l’Orologio dei Fiori con i numeri e la lancetta dei secondi, elementi scomparsi dall’orologio stesso ma non dalla memoria degli abitanti di Santa Cruz.

Oggi lo vediamo ricoperto di tonalità verdi, rosse e gialle, colori floreali che formano un perfetto arazzo di arte effimera, ma, non appena prestiamo attenzione, notiamo che mancano alcuni pezzi: la lancetta dei secondi e i numeri che un tempo erano lì e che ora nessuno sembra ricordare quando siano scomparsi.

“Sono tantissimi anni che l’Orologio dei Fiori del parco non ha più i numeri”.

L’orologio ha perso i numeri e la lancetta dei secondi, perché la gente lo toccava spesso”.

L’orologio fu installato nel 1958 come regalo.

Un gesto diplomatico che divenne, col passare del tempo, un segno di identità di Santa Cruz de Tenerife.

Il console di Danimarca, Peder Larsen, donò allora un orologio di fabbricazione svizzera, della casa Favag, e due cigni neri per il laghetto del parco, che all’epoca ospitava diversi animali.

Lo collocarono all’ingresso principale, nella piazzola che oggi porta il suo nome, come se il visitatore dovesse necessariamente passare davanti all’ora esatta prima di perdersi tra allori delle Indie, jacarande e sculture.

Chi si è fatto fotografare lì negli anni Sessanta ricorda l’orologio come un grande cerchio di fiori, ma anche come un orologio “vero”, con i suoi numeri ben visibili che segnavano le ore.

Con il passare degli anni, l’orologio è diventato lo scenario abituale per i ritratti nei momenti importanti: comunioni, matrimoni, gite scolastiche.

Una sorta di rito non scritto invitava, se venivi a Santa Cruz, a passare per il García Sanabria e a posare davanti all’orologio di fiori.

Ma con il passare degli anni il parco è cambiato. Sono state rinnovate le aiuole, sono stati aperti dei sentieri e sono state aggiunte nuove sculture.

Anche l’orologio stesso è cambiato, sempre ricoperto di piante stagionali, trasformandosi poco a poco in un arazzo floreale che attira l’attenzione per le sue forme e i suoi colori.

A un certo punto di quella transizione, senza che ciò fosse riportato in atti o titoli, i numeri hanno cominciato a sbiadire. All’inizio forse sono rimasti semicoperti dalla vegetazione, in parte nascosti dai fiori.

Ciò che è invece documentato è la battaglia costante contro il deterioramento e il vandalismo.

L’orologio arrivò persino ad avere una lancetta dei secondi, un lusso poco comune che lo distingueva dagli altri orologi da giardino, ma quella complicazione durò poco.

La lancetta piccola divenne una calamita per le manine dei bambini e per i visitatori che la spingevano come se volessero alterare lo scorrere del tempo, finendo per bloccare il meccanismo. Finché non si decise di rimuoverla.

Da allora, le notizie di atti vandalici all’Orologio dei Fiori si sono ripetute con una certa assiduità, mettendo in evidenza riparazioni che sono costate milioni di pesetas all’inizio e diverse migliaia di euro in seguito, oltre a dover affrontare i fermi dell’orologio, le lamentele dei residenti e un Comune costretto a scegliere se lasciarlo come un ornamento senza vita o continuare a investire affinché segnasse le ore.

Tra i 3.000 e i 5.000 euro all’anno ha speso il Comune di Santa Cruz per ripararlo, arrivando in qualche occasione anche a 6.500 euro.

Nel 2017 è stato installato un sistema antivandalismo ideato da un orologiaio di Vigo che consiste nel fatto che, se qualcuno forza le lancette, il meccanismo si ferma e si protegge.

Sono state installate telecamere di sorveglianza per proteggerlo, a fronte dei ripetuti atti vandalici che hanno reso necessari nuovi interventi e hanno fatto lievitare la spesa annuale per la sua manutenzione.

Da settori come Servizi Pubblici è stata difesa la necessità di preservare un simbolo molto amato, anche se ciò comporta destinare diverse migliaia di euro all’anno a riparazioni e regolazioni.

Tuttavia, tra riparazioni, contratti di manutenzione e altre decisioni, non si sa ancora in quale momento si sia perso il conto e dove siano finiti quei numeri.

Alcune ipotesi dei residenti puntano a ragioni estetiche e pratiche.

Un design meno carico di elementi rigidi facilita il lavoro di giardinaggio, permette cambiamenti più liberi nei motivi floreali e riduce il rischio che parti rigide si rompano o diventino oggetto di vandalismo.

Oggi, l’Orologio dei Fiori è ancora lì, fedele al suo appuntamento con la città.

Segna le ore, fa da sfondo a foto turistiche e di famiglia, e rimane uno degli angoli più fotografati di Santa Cruz.

Bina Bianchini

 

 

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