Tecnologia o non tecnologia, un dilemma sempre aperto

Progettare un intervento in digitale è consigliabile?

Chi mi conosce sa che cerco sempre un punto di incontro fra due mondi della medicina, quello del sudore sui libri e dei lunghi anni di gavetta e quello della tecnologia, che da sempre mi affascina, benché porti con sé il pericolo di avvicinare medici impreparati alla standardizzazione di interventi che richiedono una valutazione da caso a caso fatta con tempo, studio, e soprattutto coscienza.

L’ultimo campo d’interesse cui mi sto dedicando è l’applicazione della tecnologia digitale 3D alle ricostruzioni ossee e all’ingegneria tissutale a più ampio raggio.

Niente, ripeto niente può sostituire la buona mano di un chirurgo con buona pace dei venditori di computer, però è anche vero che la la tecnologia digitale 3D offre incredibili facilitazioni e maggiori garanzie di successo.

Poter progettare un intervento sulla ricostruzione tridimensionale precisa della bocca del paziente è come fare le prove generali in costume a teatro.

Nessuno di noi è al di sopra della possibilità di sperimentare, commettere errori, trovare le soluzioni migliori, prima di mettere mano al paziente.

Parliamo di un livello di precisione e sicurezza veramente molto superiore a quello del più talentuoso chirurgo tradizionale.

Ho recentemente comprato un nuovo software del quale sono entusiasta e che intendo usare per formare nuovi professionisti abbinando la mia esperienza, la loro energia e una base tecnologica che permette di:

-simulare l’innesto osseo

-calcolare quantità e posizione dell’osso o la membrana da inserire

-progettare la posizione e inclinazione esatta degli impianti

-creare guide chirurgiche stampate in 3D**

-modelli esatti della bocca del paziente

-ridurre i tempi dell’intervento alleggerendo la fatica e il disagio del paziente.

Ultimo ma non meno importante, questa tecnica consente anche di minimizzare la quantità dell’osso da usare studiando differenti soluzioni a tavolino e chi conosce i prezzi dell’osso e della membrana sa che parliamo di cifre che non sono alla portata di tutti.

Lo scopo di ogni chirurgo è essere meno invasivo possibile, rispettare quanto consentito dalla situazione i tessuti su cui opera, ridurre al minimo la possibilità di imprevisto e predisporre una guarigione il più possibile rapida e priva di sintomi sgradevoli.

La nuova tecnologia interviene in ognuno di questi punti cardine di un buon intervento chirurgico in modo sensibile e tangibile.

Se da un lato il rischio è sempre scivolare nella tentazione di standardizzare e si sa che nei supermercati della medicina non si fa il bene del paziente, dall’altro bisogna ammettere che la tecnologia applicata alla microchirurgia personalizzata inverte questa tendenza.

Rende ogni progetto unico, approfondito, specifico per un paziente in un dato momento, non ripetibile e enormemente più accurato e meno invasivo dello stesso intervento eseguito con tecniche tradizionali.

Chapeau quindi, per una volta cedo il passo senza brontolare ad una tecnologia che umanizza piuttosto che disumanizzare, un mestiere che ho scelto come vocazione e che anche nella mia ormai avanzata terza età continua a incuriosirmi e sfidarmi ogni giorno dandomi grandi soddisfazioni e garantendo ai miei pazienti la serenità e la soddisfazione che sono la mia più grande ricompensa.

Dott. Alessandro Longobardi

 

 

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