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    Green pass sì o no, intanto cambia nome!

    Entrerà in vigore dal primo luglio – così dicono – con un periodo di partenza di un mese e mezzo. (NdR: quindi si arriverà a settembre)

    Si chiamerà Certificato Covid digitale Ue e dovrebbe uniformare in modo molto più chiaro di quanto accada in questo momento le condizioni minime per muoversi fra i 27 paesi dell’Unione.

    Digitalizzando (ma si potrà usare anche la versione cartacea) il certificato vaccinale, il risultato negativo a un tampone effettuato nelle ultime 48 ore o l’attestato di avvenuta guarigione/negativizzazione da Covid e Sars-CoV-2 (questa terza opzione non sarà accettata da tutti i 27 paesi UE).

    Di fatto, sarà un QR Code da mostrare o stampare e far leggere agli imbarchi in aeroporto e nei porti e ai valichi ferroviari o automobilistici.

    I negoziatori del Parlamento europeo e del Consiglio hanno raggiunto un accordo provvisorio che dovrà essere votato dal Parlamento europeo (commissione Libe e plenaria – circa metà giugno) e poi approvato dal Consiglio.

    Considerando tutti i passaggi, ci vorranno ancora alcune settimane per la luce verde definitiva con l’entrata in vigore, appunto, dal primo luglio, se tutti i paesi UE riusciranno a mettere in funzione positivamente il “digitale”.

    Sarà un documento che faciliterà i viaggi e uniformerà il più possibile le misure richieste dai 27 per l’accesso (c’è chi chiede solo test molecolare PCR entro 72 ore, chi come l’Italia accetta anche gli antigenici, analisi rapida, entro 48 ore, chi impone mini-quarantene, come sembra abbia deciso il Belgio, e così via).

    Ma non sarà la regola: non sarà cioè una precondizione per esercitare il diritto alla libera circolazione – dunque si potrà continuare a circolare anche senza certificato ma ovviamente a condizioni differenti e più gravose – e non sarà considerato un documento di viaggio.


    (Chiamatelo LASCIAPASSARE)

    In termini di vaccinazione, i paesi europei devono accettare i certificati rilasciati per tutti quelli autorizzati dall’Ema.

    Dunque Pfizer-Biontech, Moderna, AstraZeneca e Janssen.

    A breve si aggiungerà il tedesco CureVac.

    Poi i singoli stati potranno decidere se ampliare la platea delle vaccinazioni accettate per l’ingresso in base alle procedure nazionali di emergenza dei paesi di residenza o in base all’elenco dell’Oms.

    In Ungheria molti cittadini hanno ricevuto il vaccino Sputnik V che l’Ema non ha autorizzato: quei cittadini non possono avvalersi del certificato digitale (se non effettuando un tampone) visto che quel prodotto non è stato autorizzato dall’Ema.

    Da luglio il LASCIAPASSARE italiano e quello europeo coincideranno, anche se potrebbero esserci differenze: per avere un pass con validità europea servirà completare il ciclo vaccinale, mentre quello valido in Italia lo si potrà ottenere anche a 15 giorni dalla prima dose.

    La commissione aveva proposto che doveva essere gratuito, ma gli Stati si sono opposti.

    Il punto è che per rendere gratuito il pass (LASCIAPASSARE) bisogna rendere tale anche il tampone e questo secondo gli Stati UE minaccia la loro libera determinazione in fatto di Sanità.

    La UE stanzierà però 100 milioni a sostegno dei tamponi in certi casi, come i lavoratori transfrontalieri e di servizi essenziali, per alleviarne i problemi.

    Sarà redatto nella lingua nazionale del paziente e in inglese, valido in tutti i paesi dell’Unione Europea, Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.

    In contemporanea, l’Italia ha istituito un proprio pass nazionale, con un decreto di aprile, e lo stesso hanno fatto alcune Regioni, anche se il tutto è al momento bloccato dal Garante privacy e il relativo certificato, pure ottenibile dal cittadino, non ha utilizzi effettivi.

    Il pass è cartaceo, in partenza, per poi passare alla piattaforma tecnologica europea.

    Nel medio e lungo termine, tutte le informazioni sulle vaccinazioni dovrebbero essere condivise attraverso [email protected], come parte del Patient Summary.

    Interessante la nota dolente sottolineata dall’esponente socialista, secondo cui viaggiare in Europa in tempo di pandemia resterà abbastanza complicato, anche se decisamente meno rispetto all’estate del 2020, un “incubo”, l’ha definisce Aguilar, che viene dalle Canarie.

    Lo spagnolo ritiene che il Certificato Covid digitale Ue risolverà diversi problemi, ma non tutti, in ragione del fatto che l’Unione non è una federazione e ha competenze assai limitate in materia turistica, materia che gli Stati, soprattutto quelli mediterranei, conservano gelosamente tra quelle di propria esclusiva competenza.

    Questo fa sì che, in una Europa a 27 Stati membri, anche se il Certificato Covid digitale Ue sarà adottato da tutti, si avranno 27 legislazioni sulla materia, con alcuni Stati che imporranno restrizioni più forti che altrove.

    A questo punto noi della Redazione ci domandiamo:

    -Riusciranno i nostri EROI (Stati UE) a digitalizzare entro il 1 luglio 2021 tutti i pazienti?

    -Riusciranno i nostri EROI (stati UE) a digitalizzare i viaggiatori in un data base europeo?

    -I vari garanti delle privacy europei o chi per loro accetteranno?

    -Riusciranno i nostri EROI (stati UE) a vaccinare tutta la popolazione in breve tempo?

    -Riusciranno i nostri EROI (stati UE) a richiamare il vaccino entro i 6/9 mesi come da studi?

    -Chi per motivi di salute non potrà vaccinarsi che farà?

    Tamponi (speriamo rapidi) ogni 48/72 ore?

    Che dire, ci fermiamo qui con le domande sennò veramente potremo fare altri 10/12 articoli di sole domande.

    Speriamo che i nostri EROI riescano a dare più certezze e meno “vale tutto e il contrario di tutto” come in questi 16 mesi.

    Bina Bianchini

     

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