Lavoratori dipendenti

Come noto, lo stato di allarme decretato per il coronavirus ha obbligato un gran numero di aziende ad attivare un “expediente de regulación de empleo temporal (ERTE)”.

Detta misura, contemplata  nell’art. 47 del Real Decreto Legislativo 1/1995 e concepita per la salvaguardia di imprese e lavoratori qualora si verifichino condizioni economiche, sociali o sanitarie di eccezionale gravità, da una parte, permette all’imprenditore di sospendere temporaneamente il contratto di lavoro dei propri dipendenti così come i relativi costi e, dall’altra, prevede che i lavoratori percepiscano l’equivalente di un sussidio di disoccupazione direttamente dal Servicio Público de Empleo Estatal (SEPE) fino a che non siano reincorporati nelle proprie mansioni.

Da un punto di vista prettamente fiscale la riscossione di questo sussidio avrà due conseguenze nella dichiarazione dei redditi del 2021:

1) Possibile obbligo di dichiarazione dei redditi per categorie fino ad ora esenti.

I lavoratori il cui reddito dipende da un unico pagatore generalmente non hanno l’obbligo di dichiarare se guadagnano meno di 22.000 euro all’anno.

Il limite rimane lo stesso anche in presenza di ulteriori pagatori purché quanto percepito dagli stessi non superi complessivamente i 1.500 euro.


Se tale importo viene superato, il limite per l’esenzione dalla dichiarazione si riduce a 14.000 euro.

Poiché il SEPE è considerato un pagatore al pari di un qualsiasi altro, gli importi dallo stesso erogati durante l’emergenza COVID-19 si sommeranno a quelli già percepiti dal lavoratore attraverso la propria impresa generando, al superare i limiti di cui sopra, l’obbligo di presentare la dichiarazione IRPF nel 2021.

Il fatto di avere più di un pagatore e/o dover procedere alla dichiarazione non implica automaticamente che si dovranno pagare importi ulteriori rispetto a quanto già anticipato ad Hacienda dai propri pagatori sotto forma di ritenute, ma deve essere preso in considerazione per evitare spiacevoli sorprese.

2) Possibile risultato della dichiarazione  “a pagar”. 

In linea di principio anche alle prestazioni erogate in regime di ERTE dovrebbe essere applicata alla fonte una ritenuta a titolo di imposta sul reddito delle persone fisiche, così da raggiungere le tasche degli interessati già al netto di quanto dovuto allo Stato.

Tuttavia, vuoi per per la dinamica stessa di erogazione di questo tipo di prestazione, vuoi perché gli importi previsti, nella maggior parte dei casi, non raggiungono il minimo obbligatorio richiesto dalla normativa fiscale per applicare automaticamente la ritenuta alla fonte, nella pratica i lavoratori ricevono l’importo lordo.

Per fare un esempio pratico, utilizzando calcoli del REAF (Registro de Economistas Asesores Fiscales), un lavoratore che abbia percepito uno stipendio medio di 23.646 euro annui, parte dei quali erogati come prestazione ERTE da marzo a giugno, nel 2021 dovrà ad Hacienda circa 1.300 euro.

Pertanto, salvo che il lavoratore beneficiario della prestazione non sia stato così previdente da aver sollecitato lui stesso la ritenuta al SEPE o che in sede di dichiarazione IRPF possa applicare deduzioni d’altra natura, dovrà prepararsi a pagare.

Lavoratori autonomi

Nel caso della prestazione straordinaria erogata a favore degli autonomi siamo di fronte ad un vuoto giuridico.

Né il Real Decreto-Ley 8/2020, che ha approvato l’applicazione di questa prestazione, né l’Agencia Estatal de Administración Tributaria (AEAT) hanno ufficialmente specificato se si tratta di un reddito esente o meno da tassazione.

Tuttavia, vi è consenso all’interno della comunità giuridica nell’equiparare questa misura straordinaria alla prestación por cese de actividad, la cosiddetta “disoccupazione” dei lavoratori autonomi, considerandola pertanto come un reddito erogato eccezionalmente dalla Seguridad Social attraverso le Mutue e non come un reddito derivante dall’attività del lavoratore autonomo.

Conseguentemente l’importo erogato come aiuto dallo Stato non dovrà essere tenuto in considerazione nella dichiarazione trimestrale (mod. 130), con la quale il lavoratore autonomo normalmente anticipa una parte delle tasse da pagare ad Hacienda, però, sì, dovrà essere calcolato in sede di dichiarazione IRPF al fine di stabilire il reddito complessivo del contribuente ed applicare lo scaglione di imposta pertinente.

E la quota relativa alla Seguridad Social?

Tutti i lavoratori autonomi a cui è stata concessa la prestazione sono stati esonerati dal pagamento della quota di SS durante il periodo di validità di tale prestazione.

All’atto pratico, nella maggior parte dei casi, più che di un esonero si è  trattato di un rimborso delle quote già pagate.

A livello contabile, gli importi non pagati (o restituiti) non sono considerabili come reddito e pertanto non sono passibili di tassazione; semplicemente non potranno essere conteggiati come spese deducibili nel modello 130 da presentare nel secondo trimestre.

Infine va evidenziato che, pur essendo state avanzate proposte in tal senso, è decisamente improbabile che il Governo decida di esimere in via eccezionale gli aiuti summenzionati – sia per i lavoratori dipendenti che per gli autonomi – dalla corrispondente tassazione.

Pertanto sarà bene, laddove possibile, accantonare una parte di quanto ricevuto in vista della dichiarazione del 2021.

Avv. Elena Oldani