400_F_48592246_tDjMrSq90KN5JBzBDivwggS5whHknhkXIn un regime democratico non si viene eletti perché meritevoli di governare, si viene eletti perché si ottengono voti a sufficienza. Quindi l’obiettivo di qualunque politico SENZA ECCEZIONI è catturare voti. Finché non viene eletto e non ha la possibilità di gestire il denaro pubblico per comprare il consenso, il politico ha solo due strade per arrivare al potere, la cooptazione da parte di chi al potere c’è già oppure la persuasione delle parole.  In questo caso il politico che si affaccia al mercato del voto deve necessariamente dire cose che agli elettori piace sentir dire. La qualità della materia prima determina la strategia del politico, mai il contrario.  Il concetto di sovranità popolare è la certificazione retorica che la classe politica è arrivata al vertice perché ha saputo lavorare sulla qualità del popolo sottostante. E’ solo in questo senso che il popolo decide. Non è possibile neanche immaginare che sia la classe politica a “fare” la qualità di un popolo. Se oggi analizziamo il contenuto delle dichiarazioni dei vari fenomeni che si contendono le preziose “poltrone”, possiamo ritrovare intatti i discorsi che l’elettore medio italiano ha applaudito negli ultimi cento anni. La guerra ai pescicani, i colli fatali di Roma (che oggi si chiama supremazia del made in Italy), tutto il florilegio di stupidate egualitariste e solidariste, dazi ai cinesi e ai produttori esteri a basso costo (l’autarchia), vita rurale e grano coltivato nelle aiuole cittadine e così via. Che ci fosse il Re, il Duce, la Repubblica o la democrazia, trasformatasi ora in oclocrazia e cleptocrazia, mi pare che il fattore comune dello stato italiano sia stato quello di approfittare sempre e comunque della “buona fede” dell’elettore medio e perpetuarla negli anni attraverso la scuola pubblica. Per questo sentiamo, con parole aggiornate, sempre le stesse cose. Siamo in grado di capire solo quelle?

(L’oclocrazia è una forma di governo in cui le decisioni sono prese dalle masse. Il termine, che ha un’accezione negativa, compare sicuramente in Polibio come forma degenerata di democrazia, e, secondo alcune traduzioni, per la prima volta ne La Repubblica di Platone, che la considera una forma di degenerazione della democrazia. I cinque regimi platonici, in ordine consequenziale e discendente, sono tradizionalmente: aristocrazia, timocrazia, oligarchia, democrazia e oclocrazia, che può portare alla tirannia in quanto inevitabile conseguenza dei comportamenti demagogici legati all’acquisizione del consenso. Nella visione di Polibio, il disordine politico che consegue all’instaurazione di un sistema oclocratico ha come unico sbocco il ritorno alla monarchia o comunque a una forma dittatoriale).

(Mauro Gargaglione, liberamente “addolcito” dall’Editore)